12 Aprile 2021

Traduttore vs. Interprete: sinonimi o professioni diverse?

Categoria: Interpretariato

Di Francesca Calabrò

La traduttrice americana di Elena Ferrante, l’interprete televisivo della Notte degli Oscar, i traduttori dell’Unione europea, …

Nel mondo multiculturale e globalizzato in cui viviamo, sentiamo nominare spesso questi due termini, “traduttore” e/o “interprete”.

Tutti noi sappiamo che, in linea generale, tradurre significa trasporre un messaggio da una lingua A a una lingua B.

Ma allora “interprete” e “traduttore” sono semplicemente due sinonimi che fanno riferimento alla stessa professione, un po’ come “oculista” e “oftalmologo”?

Spesso dai non addetti ai lavori questi due vocaboli vengono utilizzati in modo intercambiabile ma, in realtà, indicano due professioni per certi versi simili, sì, ma comunque diverse tra loro.

In estrema sintesi, possiamo dire che i traduttori si occupano di testi (scritti) mentre gli interpreti lavorano sul parlato.

Quindi è corretto dire che i professionisti che traspongono in italiano un romanzo americano sono traduttori (nello specifico, traduttori editoriali o di narrativa), mentre coloro che, muniti di cuffie e microfono, traducono simultaneamente a voce il discorso di un capo di Stato straniero in diretta TV sono per l’appunto interpreti.

La confusione tra questi due termini è tuttavia in parte legittima, dato che talvolta i professionisti del settore lavorano sia come interpreti sia come traduttori.

Gli stessi percorsi formativi universitari o parauniversitari in genere offrono un triennio iniziale ibrido, in cui si apprendono le competenze di base di entrambe le professioni, e un successivo biennio diversificato e specializzante, in cui invece si decide se concentrarsi sulla traduzione scritta oppure sull’interpretazione/interpretariato, dove questi ultimi due vocaboli sì che sono sinonimi. Sono dunque due professioni per certi versi simili ma non per questo prive di differenze e peculiarità, che richiedono competenze talvolta analoghe e altre volte invece distinte.

Ma vediamole insieme.

 

Competenze e qualità di un traduttore

 

Quando si traduce per iscritto, la prima considerazione da fare è che, tendenzialmente, in ambito professionale si traduce solo verso la propria lingua madre. O, per lo meno, queste sono le indicazioni dei codici deontologici delle principali associazioni di categoria, che diventano cogenti per le aziende certificate ISO17100 come Way2Global.

“Ma come, io pensavo che per tradurre servisse conoscere le lingue straniere, non è così?”

Certo, un bravo traduttore deve conoscere molto bene la lingua (e anche la cultura) da cui proviene il testo, tuttavia si tratta di una condizione necessaria ma non sufficiente.

Ad esempio, per tradurre un romanzo americano per il mercato italiano occorre senz’altro un’ottima padronanza della lingua inglese e una fine comprensione della cultura, della società e del panorama letterario degli Stati Uniti ma, per far sì che quel testo risulti scorrevole, ben scritto e accattivante per il pubblico del Belpaese, il traduttore dovrà padroneggiare alla perfezione anche quella che in gergo tecnico definiamo la lingua target, o lingua “di arrivo”, in questo caso l’italiano.

Senza addentrarci nei meandri della traduzione creativa e della transcreation, né nelle specificità della traduzione in ambito editoriale, possiamo riassumere così le competenze richieste a un traduttore professionista:

 

1. LINGUA DI PARTENZA. Ottima conoscenza della lingua, della cultura e della società in cui il testo di origine è nato (la cosiddetta lingua source o “di partenza”).

 

2. LINGUA DI ARRIVO. Conoscenza impeccabile della lingua di arrivo e, soprattutto, ottima capacità diproduzione attiva in quella lingua. Proprio per il livello di accuratezza e di sensibilità linguistica richiesto, occorre padroneggiare l’idioma di destinazione al pari di un madrelingua, perché solo a questi livelli se ne possono coglierne tutte le sfumature, utilizzare la struttura sintattica che suona maggiormente naturale, optare per un determinato vocabolo, per un suo sinonimo o per una perifrasi a seconda del contesto, del registro, dell’intento comunicativo e delle aspettative del pubblico. Le scelte traduttive, infatti, non devono solo essere puntuali sotto il profilo del significato e corrette da quello grammaticale e sintattico, ma devono risultare anche naturali, scorrevoli e “piacevoli”.

 

3. SETTORE DI RIFERIMENTO. Elevata dimestichezza e familiarità con il settore di riferimento. Se, come abbiamo detto, il traduttore di romanzi statunitensi dovrà conoscere molto bene le principali correnti letterarie e opere di narrativa made in USA, per essere in grado di tradurre correttamente la parola Whereas un traduttore giuridico dovrà invece sapere di quali parti si compone un contratto, e come si denominano in italiano, cosa sono e dove si trovano le premesse, o “considerando”.

In caso contrario, rischierebbe di interpretare erroneamente il significato del vocabolo inglese, finendo per limitarsi a riportarne il traducente indicato nei dizionari, ossia l’avverbio “mentre”. Infatti, non basta conoscere il cosiddetto “lessico specialistico o gergo settoriale”. Per riuscire a decifrare concetti talvolta anche molto complessi espressi in una lingua straniera, è necessario avere ben chiari i fondamentali di una disciplina.

Possiamo tradurre bene un messaggio solo se ne abbiamo compreso a fondo il contenuto (nella lingua source) e, sottolineo, “e”, se siamo in grado di identificare il modo più adeguato per riformulare quello stesso messaggio nella lingua target.

Insomma, paradossalmente, per non risultare straniante, una traduzione deve sembrare tale il meno possibile;

  1. Sul piano pratico, un bravo traduttore deve sapere utilizzare correttamente i glossari, e tutte le altre risorse terminologiche, informatiche e tecnologiche che consentono di consegnare un testo tradotto che sia coeso e coerente, in cui i termini non solo sono stati trasferiti in modo preciso ma anche omogeneo;
  2. Da ultimo, ma non per questo meno importante, un traduttore deve sapere gestire bene le scadenze ed essere in grado di reggere ritmi di lavoro discontinui e variabili, senza patire troppo la solitudine di un lavoro che prevede lunghe ore seduti alla propria scrivania davanti al PC.

 

 

Competenze e qualità di un interprete

 

Anche l’interprete naturalmente deve padroneggiare in modo eccellente sia la lingua di partenza che quella di arrivo, con la differenza che, oltre ad avere una conoscenza professionale e ampia di un determinato campo del sapere, dovrà studiare prima di ogni incarico per prepararsi preventivamente sull’argomento specifico. Nella traduzione a voce di un discorso non c’è infatti materialmente il tempo per ricercare il significato di un termine o di un’espressione, o per riflettere su quale sia il traducente più appropriato nell’altra lingua.

Ciononostante, proprio perché, come si suol dire, verba volant, scripta manentnell’interpretariato non si punta a una resa priva di ogni minima sbavatura. Del resto, anche quando parliamo nella nostra lingua madre ci capita di interromperci, di ripeterci, di correggerci, di ritrattare o di fare digressioni, oppure di perdere totalmente il filo del discorso e di dovere ricominciare daccapo.

Pertanto, non è possibile epurare totalmente l’interpretariato di queste caratteristiche intrinseche dell’oralità.

Il contraltare di questa maggiore “indulgenza” sul fronte della precisione terminologica e sintattica è però costituito dalle difficoltà peculiari di questa professione, che richiedono competenze altrettanto specifiche e diverse da quelle di un traduttore.

Ecco un elenco delle competenze imprescindibili per un interprete, che ai fini della traduzione scritta possono invece risultare superflue:

 

 1. MEMORIA. Memoria a brevissimo termine e a breve termine. Sia che si tratti di un interpretariato di consecutiva, di trattativa o di simultanea, l’interprete deve possedere ottime capacità mnemoniche, in quanto è chiamato ad “accantonare” le informazioni ascoltate, per qualche secondo, nel caso di un interprete simultaneista, o per qualche minuto, nel caso di un consecutivista, prima di trasferirle nell’altra lingua.

 

2. CONCENTRAZIONE E CAPACITÀ MULTITASKING. Ascoltare, memorizzare e tradurre una frase mentre si ascolta e si memorizza quella successiva, e continuare a farlo per diversi minuti senza soluzione di continuità sono attività che richiedono un’altissima dose di concentrazione, oltre a una buona predisposizione al multitasking.

 

3. AUTOCONTROLLO, RESISTENZA ALLO STRESS E RESILIENZA EMOTIVA. L’attività dell’interprete richiede un alto dispendio di energie intellettuali concentrato in un lasso di tempo circoscritto. Se non si è opportunamente preparati, si rischia di non farcela, con un conseguente servizio insoddisfacente per il cliente, ma anche un crollo psico-fisico di chi decide di cimentarsi incautamente in un incarico senza la preventiva opportuna preparazione.

 

4. CAPACITÀ DI PARLARE IN PUBBLICO E DIZIONE. Negli eventi pubblici, soprattutto nei forum internazionali più prestigiosi, il bravo interprete non può prescindere dal sapere parlare in pubblico, utilizzando la giusta intonazione, modulando il volume e cercando di evitare inflessioni o vocaboli eccessivamente marcati dal punto di vista regionale.

 

5. CAPACITÀ DI DECIFRARE ACCENTI, VARIETÀ REGIONALI E DIALETTI ANCHE OSTICI. Chi conosce almeno un po’ l’inglese sa ad esempio che la parlata americana è molto diversa da quella britannica e che, anche in questo caso, la pronuncia scozzese è molto diversa da quella inglese o irlandese. Per non parlare dell’inglese parlato in India, o in Sudafrica, e così via.

Va da sé che un interprete deve essere in grado di carpire le parole pronunciate durante un discorso, anche quando l’oratore ha un accento particolarmente stretto e ostico.

Per questo, infatti, prima di un incarico importante, l’interprete studia il più possibile, informandosi anche sull’accento o sul modo di parlare tipico di un oratore importante (ad esempio, cercando dei discorsi precedenti di quell’oratore su YouTube).

 

6. PADRONANZA DELLE TECNICHE SPECIFICHE. A seconda della tipologia di incarico di interpretariato richiesto, l’interprete deve essere in grado di padroneggiare tecniche diverse (traduzione simultanea, traduzione consecutiva con o senza presa di appunti, traduzione a vista), che non è possibile apprendere in tempi brevi, per lo più sconosciute ai non addetti ai lavori, che sono oltretutto in costante evoluzione, proprio come nel caso dell’interpretariato simultaneo online, o remote simultaneous interpreting (RSI) che ha preso sempre più piede nell’ultimo anno.

 

La nostra vocazione aziendale come Way2Global è quella di offrire un servizio di traduzioni e interpretariato di qualità che copra qualsiasi combinazione linguistica.

La nostra rete di traduttori e interpreti professionisti, madrelingua ed esperti dei settori di riferimento assicura la conformità a tutte le caratteristiche e le competenze che abbiamo elencato in questo articolo. Requisiti che continuiamo a coltivare tramite programmi di formazione e aggiornamento continuo, come previsto e richiesto dalla norma ISO 9001 secondo la quale siamo certificati.

 

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